• APERTE LE ISCRIZIONI AL CORSO TRIENNALE DI FORMAZIONE PROFESSIONALE IN COUNSELING FILOSOFICO 2017 , RICONOSCIUTO DALLA SUCF, DALLA ISPP E DALL'UNIVERSITA' DEGLI STUDI DI ROMA TRE

Consulenza filosofica

Il Counseling Filosofico è una relazione d’aiuto in cui vengono facilitati, attraverso strumenti filosofici, processi decisionali e chiarificatori in grado di risolvere e rispondere a domande e problemi dell’esistenza. Il counselor agisce utilizzando le personali risorse del “consultante” che vengono stimolate e condotte attraverso una metodologia di lavoro di tipo filosofico e relazionale.

Grande importanza viene data al rapporto interpersonale, momento fondamentale, nella relazione d’aiuto come occasione di fare filosofia. E’ nel e dal rapporto che si sviluppa il discorso filosofico, che risulta perciò ben finalizzato e concreto. E’ nel e dal problema reale che nasce la riflessione filosofica. Non quindi una filosofia fine a se stessa, che si risolve nella pratica astratta e lontana dalla realtà, bensì un modo di porsi, un atteggiamento filosofico che consente di agire e di intervenire sulle questioni della vita.
La professione del counselor filosofico richiede pertanto una formazione specifica che sia in grado di sviluppare le capacità fondamentali necessarie nelle relazioni d’aiuto. In tal senso la SICoF propone i propri corsi e seminari anche a psicologi, medici e a coloro che intervengono nelle relazioni di cura.

IL COUNSELING FILOSOFICO E LA CONSULENZA FILOSOFICA di Lodovico Berra

Il counseling filosofico ha elementi che lo differenziano dal counseling in generale e che si basano principalmente sul fatto di non scegliere un modello di riferimento teorico-pratico di tipo psicologico e di fare riferimento principalmente a idee, strumenti e metodologie di tipo filosofico. Vi sono poi anche elementi che differenziano il counseling filosofico dalla consulenza filosofica, con cui viene spesso confusa e non sufficientemente distinta. Possiamo riassumere nei seguenti punti gli elementi più significativi che contraddistinguono il counseling filosofico dalla consulenza filosofica:
Un aspetto fondamentale del counseling filosofico è l’essere una “relazione” d’aiuto, vale a dire che il lavoro filosofico ha un punto centrale nell’incontro con l’altro. Il rapporto interpersonale è l’occasione decisiva per fare filosofia, infatti è nel e dal rapporto che si sviluppa il discorso filosofico, che risulta ben finalizzato e concreto.
L’incontro con l’altro è perciò una vera e propria relazione, un rapporto in cui intervengono dinamiche di cui è necessario avere consapevolezza. Non è quindi tanto agire attraverso la relazione, come strumento terapeutico utilizzato per esempio nelle ps
icoterapie, quanto interagire con l’altro consapevoli che in quella relazione vi sono aspetti che possono incidere nel rapporto e nel lavoro filosofico. Ogni relazione umana è unica e certamente anche, e soprattutto, in un rapporto come quello del counseling ciò che si instaura tra due individui è un qualcosa di particolare, che porta in campo singole personalità, con ognuno la propria storia, le proprie debolezze, le proprie attitudini, da cui ne risulta un discorso filosofico altrettanto unico ed esclusivo.
Da qui ne deriva il secondo aspetto che è la consapevolezza psicologica, propria del counseling ma non della consulenza, che richiede naturalmente, oltre ad una informazione su quelle che sono le principali teorie psicologiche e psicopatologiche, un lavoro specifico su di sé del counselor in formazione. Nel training formativo previsto dalla SICoF per accedere al Registro Nazionale dei Counselor filosofici è infatti richiesto un percorso individuale, effettuato con counselor didatti o psicoterapeuti, che consente un momento introspettivo di verifica e di conoscenza che possa consentire l’entrare in una relazione d’aiuto con maggiore sicurezza per il cliente e per lo stesso counselor. È ben noto che nelle professioni d’aiuto possa esservi un più alto livello di rischio per gli aspetti legati alla relazione che, se fuori controllo o vissuti senza averne consapevolezza, possono condurre a situazioni critiche.
Nel counseling filosofico è esplicita e fondamentale l’intenzione di risolvere il problema portato dal cliente. E’ nel e dal problema reale che nasce la riflessione filosofica. Non quindi una filosofia fine a se stessa, che problematizza e si risolve in una pratica astratta e lontana dalla realtà, bensì un atteggiamento che consente di agire e di intervenire sulle questioni della vita. La filosofia e il filosofare sono finalizzati al rispondere alla richiesta d’aiuto del cliente, quindi all’intento di rispondere ad una domanda, ad un dubbio, o a facilitare processi decisionali e chiarificatori. Spesso la filosofia, nel suo spirito originario e storico, e che vuole essere proprio della consulenza filosofica, tende a problematizzare le questioni, non proponendosi necessariamente una risposta definitiva. Ciò ha certamente senso qualora una certa situazione dipenda da una serie di pregiudizi o preconcetti che precludono una visione chiara e lucida di un certo problema.
Ma andando oltre il classico atteggiamento del filosofo che continuamente ricerca, pone domande e apre questioni, il counselor filosofico ha come scopo fondamentale, almeno nelle intenzioni, il giungere ad una risposta conclusiva e soddisfacente, lo spegnere il dubbio, il risolvere incertezze. Ciò giustifica il definire questa una “professione d’aiuto”.
Il counselor filosofico non è quindi solo un filosofo ma è anche e soprattutto un catalizzatore di pensiero, con la chiara consapevolezza di dover tendere ad un fine, uno scopo, una soluzione che siano unici ed esclusivi per quel determinato individuo. Egli non è quindi solo un maestro o un saggio, colui cioè che dispensa aforismi, risposte già confezionate o pillole di saggezza. Ma è anche colui che, ponendosi all’interno di una relazione, ha consapevolezza delle dinamiche che si attivano in una rapporto, entra in contatto con il mondo interno del cliente e con la sua storia, ne scopre i punti deboli e le potenzialità, e attraverso queste con lui trova nel dialogo nuove vie di comprensione e quindi di possibile soluzione.
Ciò non esclude che vi possano essere situazioni in cui sia necessario proporre e prescrivere filosofi o filosofie già pronte, utilizzando principi e conoscenze utili e funzionali a certe situazioni. Ciò però deve avvenire sempre all’interno di quella “relazione d’aiuto” in cui tale strategia abbia senso. In questo modo il counseling filosofico comprende in sé la consulenza filosofica, ma non viceversa.
Infine un presupposto fondamentale è il riconoscimento di potenzialità inespresse nel cliente, che ancora non sono emerse e che devono essere quindi identificate, riconosciute e stimolate. Ogni individuo ha in sé gli elementi necessari al raggiungimento di una soluzione o di una risposta alle domande che presenta l’esistenza. Spesso non ne è consapevole, non ci crede abbastanza, non ha abbastanza fiducia in se stesso o nelle proprie capacità.
Il counselor filosofico, in uno spirito maieutico, dovrebbe essere in grado di aiutare il cliente stimolando le sue risorse nascoste e facendo emergere in lui gli elementi necessari al superamento del problema. In questo senso vi è una visione positiva dell’uomo con il riconoscimento in ognuno di capacità filosofiche di base e quindi di rielaborazione di idee, pensieri e concetti utili al superamento di momenti critici.

Per un approfondimento sull’argomento “L’identità del Counseling Filosofico: rapporti con la consulenza filosofica e la professione di psicologo” di Lodovico Berra, Rivista Italiana di Counseling Filosofico n. 8.
Fonte http://www.sicof.it/Il-Counseling-Filosofico-e-Consulenza-Filosofica.html

IL COUNSELING FILOSOFICO E LA PROFESSIONE DI PSICOLOGO di Lodovico Berra

Negli ultimi anni si è vista una certa ostilità e diffidenza nei confronti del counseling da parte della categoria degli psicologi. In diverse regioni gli stessi Ordini degli psicologi hanno accusato e perseguito counselor e associazioni di counseling di reato di esercizio abusivo della professione di psicologo. Questa è infatti regolamentata dall’art.1 della legge 56/89 che afferma: «La professione di psicologo comprende l’uso degli strumenti conoscitivi e di intervento per la prevenzione, la diagnosi, le attività di abilitazione-riabilitazione e di sostegno in ambito psicologico rivolte alla persona, al gruppo, agli organismi sociali e alle comunità». Un aspetto messo in rilievo da più parti è il fatto che specifico della professione di psicologo sarebbe l’uso di strumenti fondati sulla conoscenza dei processi mentali, con lo scopo di individuare particolari aspetti del funzionamento psichico. Questi strumenti sono quindi definibili “psicologici” qualora abbiano per finalità la conoscenza dei processi psichici, basata su schemi e teorie proprie delle scienze psicologiche.
Riteniamo di poter sostenere che il Counseling Filosofico non sia un intervento di tipo psicologico, avendo caratteristiche che lo rendono diverso anche da altri tipi di counseling. Spesso infatti la metodologia e la teoria in uso da parte dei più comuni counseling diffusi in Italia e nel mondo, hanno come base schemi e teorie di evidente e chiara derivazione psicologica, divenendo a ragione modalità occulte, a volte inconsapevoli, di esercizio abusivo della professione di psicologo o di psicoterapeuta.
Il counseling filosofico ha una sua precisa identità che oltre a differenziarlo dalla consulenza filosofica lo distingue da pratiche di tipo psicologico, che solo superficialmente possono essere con esso confuse. Questo si basa su una serie di affermazioni che possono così essere sintetizzate. Il counseling filosofico:

• Non usa strumenti diagnostici o test psicologici, né fa diagnosi. Anzi la diagnosi non appartiene allo spirito filosofico che tende a riconoscere particolarità e specificità in ogni singolo individuo, senza possibilità di classificazioni o generalizzazioni. Al limite può essere accettata una “diagnosi grezza” che consente di evitare l’intervento in situazioni a chiara impronta psicopatologica, limitando il lavoro a situazioni “normali” dell’esistenza.
• Si rivolge a problemi critici dell’esistenza “normali”, a forte carattere filosofico. Si occupa quindi di problemi quali crisi di significati o valori, il senso della vita, della morte, della malattia, questioni etiche e morali, ecc.…
• Ha una tradizione di pensiero specifica e propria, precedente a quella psicologica (rappresentandone quindi la base storica e teorica), che abbraccia ambiti come la metafisica, la trascendenza, la teologia, ecc.;
• Non usa metodologie di tipo psicologico ma processi di analisi di tipo filosofico (maieutico, dialettico, fenomenologico, analitico, ermeneutico,…);
• E’ una relazione d’aiuto nel senso che aiuta l’individuo nel proprio percorso di ricerca interiore e nella soluzione di problemi esistenziali, non certamente nella soluzione di conflitti o dinamiche intrapsichiche (almeno negli obiettivi e nelle intenzioni, essendo evidente che ogni evento esistenziale è in grado di produrre modificazioni interiori);
• Non usa né fa riferimento a modelli teorico-pratici psicologici, anzi si pone in una posizione critica verso di essi, sostenendo una posizione scettica nei confronti di qualsiasi teoria troppo definitivamente strutturata. È infatti proprio dell’atteggiamento filosofico il contrapporsi a pregiudizi e preconcetti (quindi anche ogni teoria precostituita) che possano condizionare la visione della realtà, dell’individuo e dell’esistenza;
• Non è un intervento psicoterapeutico perché limitato nel tempo (max. 10 sedute), circoscritto ad un problema specifico non patologico (quindi non da “curare” ma da risolvere, analizzare o approfondire), non utilizza a scopo terapeutico aspetti affettivo-emotivi o relazionali (transfert-controtransfert), non si propone modelli interpretativi del comportamento, non interviene o considera l’inconscio e le sue dinamiche;
• Non indaga le dinamiche psichiche, secondo un modello psicologico, ma analizza la struttura dell’esistenza individuale e la visione del mondo, concetti propri della filosofia fenomenologico-esistenziale
• Le conoscenze psicologiche necessarie all’esercizio del counseling filosofico sono limitate e finalizzate ad una consapevolezza individuale del counselor per tutelare sé e il proprio cliente dall’emergere di problematiche a rischio o che richiedono altri tipi di intervento (psicoterapeutico, psichiatrico).
Per un approfondimento sull’argomento “L’identità del Counseling Filosofico: rapporti con la consulenza filosofica e la professione di psicologo” di Lodovico Berra, Rivista Italiana di Counseling Filosofico n. 8.
Fonte http://www.sicof.it/Il-counselor-filosofico-e-la-professione-dipsicologo.html